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CI MANCAVA ANCHE CONTE

CI MANCAVA ANCHE CONTE

Ilaria Borletti Buitoni

Dal 7 ottobre 2023 le comunità ebraiche della diaspora sono state travolte dal dolore e dallo smarrimento nell’assistere anche alla crescente ondata di antisemitismo che ha costretto tutti gli ebrei soprattutto nei paesi occidentali, dopo 80 anni, a essere vittime di discriminazione.
Ognuno di loro si è sentito in pericolo e vicino al popolo d’Israele, circondato anch’esso dall’odio di paesi e di popoli che non ne riconoscono l’esistenza. L’unico pensiero che ha attraversato la mente di ciascuno, oltre che per i propri parenti e amici in Israele, è stato quello di sperare che la sicurezza di quello Stato fosse finalmente garantita e gli ostaggi potessero tornare a casa. Sono passati molti mesi, Israele è stato accusato di genocidio – anche se adesso le manifestazioni di tanti abitanti di Gaza contro Hamas costringeranno anche i più ferventi antisemiti a una lettura ben diversa – e gli ebrei della diaspora si sono via via dimostrati più critici nei confronti di un governo così estremista come quello attuale, sposando la causa di tantissimi cittadini israeliani che manifestano contro Netanyahu.
In questo quadro che riguarda i rapporti tra la diaspora e Israele, rapporti sempre più complessi di fronte alla lettura radicale, fanatica del sionismo che hanno coloro attualmente al governo, si inserisce a gamba tesa l’ex premier Conte che chieda alle comunità ebraiche di prendere le distanze da quello che lui, come tanti, continua a chiamare genocidio.
Secondo il suo appello, le comunità ebraiche dovrebbero in qualche modo “scaricare” Israele riconoscendone l’univoca colpevolezza nel dramma mediorientale. Si ripete attraverso questa semplificazione un vecchio rito che ahimè si rifà ai tempi più oscuri delle persecuzioni contro gli ebrei: a essi viene chiesto quello che non è chiesto a nessuno al mondo (per esempio ai paesi arabi e musulmani di dissociarsi dal terrorismo islamico di Hamas e compagni) e cioè di tagliare quel legame con lo stato di Israele che non può essere reciso con una condanna che sposa esclusivamente le tesi dei nemici dello Stato ebraico.
Israele è una democrazia, contrariamente agli stati che lo circondano e la speranza è quella che democraticamente il popolo di Israele, sostenuto anche dalla diaspora, possa un giorno rovesciare l’attuale premier e finalmente voltare pagina soprattutto riguardo ai coloni oggi lasciati liberi di agire nel modo più criminale. Ma non si illuda Conte: qualunque nuovo governo non rinuncerà mai al diritto dello Stato di Israele di esistere, ne potrà mai parlare di pace fino a che Hamas avrà un ruolo. Lo hanno capito i gazawi vittime stremate certo dai bombardamenti dell’esercito israeliano, ma soprattutto dalla delirante e soffocante dominazione dei terroristi islamici che li hanno esposti al martirio per giustificare la propria esistenza.