E CI SI METTE PURE CASSESE
Stefano Parisi
Ieri, sul Corriere della Sera, Sabino Cassese ha scritto del cambio di registro che si sta verificando nel mondo. Nuove pretese territoriali, la Russia verso l’Ucraina, la Cina verso Taiwan, Israele verso la Striscia di Gaza, e Stati Uniti verso Canada, Groenlandia e canale di Panama.
Cassese mette sullo stesso piano, Israele, paese democratico, la cui sopravvivenza è sotto attacco da 80 anni, paese che non ha mai fatto una guerra di aggressione, che si è sempre dovuto difendere dall’aggressione, avvenuta in diverse fasi storiche, da parte di tutti i paesi confinanti, paese che nel 2005 ha liberato con la forza Gaza dagli insediamenti ebraici, paese che ha subito un attacco orrendo solo 16 mesi fa da un organizzazione terroristica, che “amministra” Gaza, non per una “pretesa territoriale” ma per cancellare la presenza degli ebrei in Medio Oriente; Cassese, si diceva, mette sullo stesso piano Israele con la dittatura russa che ha aggredito militarmente l’Ucraina e la Cina che circonda l’Isola di Taiwan con un potenziale bellico che, se scatenato, potrebbe in pochi giorni occuparla.
Al di là della questione Trump e delle sue dichiarazioni a cui l’Europa cerca di dare, finalmente, una risposta, è incredibile come Cassese non metta, nell’elenco dei paesi aggressori con mire territoriali, l’Iran, il Qatar e le organizzazioni terroristiche che loro armano e finanziano. Ancora una volta Israele da vittima diviene aggressore, ancora una volta Israele è il paese forte e agguerrito a danno di “entità deboli”, cioè Hamas, Hezbollah, Houti, Iran e Qatar.
Certo in Israele c’è una componente politica che ha nei suoi obiettivi l’occupazione di Gaza e della Cisgiordania, ma è altrettanto vero che la stragrande maggioranza degli israeliani non sostiene questa ipotesi e vuole solo vivere in sicurezza. Finché l’élite europea farà da megafono alla propaganda dell’Islam Radicale non ci sarà futuro per le democrazie occidentali.
Certo ha ragione Cassese, sarebbe stato meglio se l’Europa avesse realizzato il progetto della Comunità europea della difesa, ma il principio di realtà ci dovrebbe far capire che l’urgenza necessaria alla reazione a quanto accade in Europa e in Medio Oriente, non è compatibile con un progetto che da più di 70 anni, come lo stesso Cassese ricorda, non riesce a prendere piede.
Se l’Europa deve tornare a essere protagonista nella difesa del mondo libero, giacché il disimpegno Usa (già in atto dalla presidenza Obama) oggi è diventato una vera e propria resa del leader del mondo libero ai totalitarismi, dovrà anche dotarsi di una politica estera europea. Invece, purtroppo, è molto probabile che, seguendo l’ispirazione di Cassese, alle prossime manifestazioni pro Europa, vedremo sventolare le bandiere ucraine accanto a quelle palestinesi.