FEMMINISMO UNIVERSALE: L’INTERVENTO DI STEFANO PARISI
Stefano Parisi
Le donne dimenticate l’8 marzo, ogni 8 marzo: in Iran, dopo 46 anni di regime degli Ayatollah, in Ucraina dopo più di 3 anni di guerra, in Israele dopo 519 giorni dal massacro del 7 ottobre, e poi in Afghanistan da 4 anni lasciato in balia di un regime violento e oppressivo, e poi le donne oppresse, uccise e violentate da regimi totalitari, da guerre orrende, senza fine, di cui nessuno si occupa. In Congo, in Nigeria, in Sudan, in Somalia, in Mali, in Burkina Faso, in Mozambico, in Camerun.
La violenza dell’Islam radicale verso le donne cristiane in Africa, solo perché di ebree non ce ne sono più.
E poi le donne in Yemen, in Siria e a Gaza. Certo a Gaza, non dimentichiamo certo le donne palestinesi, che con i loro figli sono lo scudo umano che protegge i terroristi che si nascondono sottoterra, sono le vittime utili ad una propaganda che ha trasformato i violenti, oppressori, strangolatori di bambini, stupratori, in eroi della resistenza. Sono le donne sottomesse ad un regime di odio che le porta ad incitare i loro figli ad uccidere gli ebrei per diventare martiri. Anche le donne palestinesi devono essere liberate, da Hamas, dall’odio verso gli ebrei, dalla propaganda della menzogna e della morte dei movimenti del terrore.
Non possiamo smettere di raccontare queste violenze. Hadar Sharvit, Yuval Tapuchi, Alisa Kovalenko, Iryna Dovgan, Fariba Karimi, Sadaf Baghbani, Rayane Tabrizi, sono donne che raccontano la loro storia, combattono per la libertà del loro popolo, per le altre donne. E danno forza alle le tante femministe italiane a cui loro danno voce, che si rifiutano di voltarsi dall’altra parte, che scelgono di difendere le donne in qualunque condizione politica religiosa, geografica vengano sottomesse.
L’occidente si è limitato a tagliarsi qualche ciocca di capelli per solidarizzare con le donne iraniane, per poi dimenticarsene anzi, sfilare il 25 novembre e l’8 marzo con le bandiere dei regimi violenti se non addirittura delle organizzazioni terroristiche che il regime iraniano finanzia, con l’intento di sottomettere l’intero mondo libero.
Sono giorni difficili per l’occidente: sotto il ricatto dei terroristi di Hamas che tengono in ostaggio in condizioni orrende, degli innocenti ormai allo stremo delle loro forze se non sono già morti. Sotto il ricatto di una guerra di aggressione nel cuore dell’Europa.
Sono giorni difficili per l’occidente, all’indifferenza crescente di una parte delle opinioni pubbliche occidentali e alla debole e incerta divisa reazione dell’Europa si sta sommando un atteggiamento di resa del governo degli Stati Uniti. La divisione dell’occidente, a cui in questi giorni guardiamo attoniti, non fa che dare forza e speranza ai regimi totalitari.
Una resa che è iniziata già 15 anni fa, che ha dato vita alle primavere arabe dando vigore alla Fratellanza Musulmana. Oggi c’è una resa in nome di una pace che non è altro che la vittoria del carnefice sulla vittima.
La saldatura nei fatti, tra l’occidente selettivo e relativista, che contestualizza i reati contro le donne, che giustifica l’antisemitismo, con il nazionalismo egoista, vigliacco, che si arrende e smette di combattere in nome di una pace che non è differente dal pacifismo arrendevole che sventola bandiere arcobaleno nelle ricche e libere piazze occidentali e che fa il gioco degli oppressori, terroristi, violenti, aggressori delle libertà.
Non c’è, dunque, solo il cortocircuito dei movimenti per i diritti degli omosessuali e delle donne, che, nella migliore delle ipotesi dimenticano le donne iraniane, ucraine, israeliane, afghane, africane e gli omosessuali perseguitati, uccisi, e nella peggiore, e quanto mai diffusa realtà, si schierano con gli stupratori e gli assassini, i violenti dell’Islam radicale in nome di un odio verso l’occidente.
Ma c’è il cortocircuito dell’occidente egoista, mai sazio della sua pigrizia e del suo welfare generoso, che non è più disposto a combattere, a morire per la libertà e per la sicurezza.
In questi momenti ci sembra di soffocare, di soccombere di fronte alla debolezza del mondo libero. Dobbiamo combattere. Nel buio la luce di queste donne che sono qui, delle tante donne forti che hanno reagito, che combattono,
Continueremo a stare con voi, perché noi dobbiamo proteggervi, perché voi potete salvarci.